La disdetta dei nostri accordi integrativi ci porterebbe dal 1° marzo a lavorare alle condizioni previste dal CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE dei metalmeccanici, a condizioni ovviamente peggiorative rispetto a quelle che viviamo oggi.

Però anche tali condizioni vengono considerate troppo avanzate e troppo onerose per i padroni.

Ecco quindi che il 16 novembre Confindustria, CISL, UIL e UGL, sotto l’attenta regia del governo, hanno sottoscritto il documento sulle

LINEE PROGRAMMATICHE PER LA CRESCITA DELLA PRODUTTIVITA’ E DELLA COMPETITIVITA’ IN ITALIA ‘ (che alleghiamo commentato).

Cosa prevede questo accordo quadro?

In poche parole il depotenziamento del contratto nazionale, il piegamento della contrattazione integrativa alle leggi della produttività e il restringimento delle libertà di espressione di lavoratrici e lavoratori.

Ma vediamolo punto per punto.

Il CONTRATTO NAZIONALE ed i CONTRATTI AZIENDALI potranno derogare dalle leggi in tema di:

–          Orario di lavoro per superare la fastidiosa barriera delle 40 ore settimanali a vantaggio della ‘flessibilità oraria’ (una settimana lavori 0 ore la successiva 80)

–          Inquadramento, demandando alla contrattazione aziendale la possibilità di demansionare, ossia di abbassare il livello di inquadramento (e relativa retribuzione) del singolo lavoratore

–          Controllo a distanza dei lavoratori demandando sempre alla contrattazione aziendale la possibilità di controllare minuto per minuto il lavoro dei dipendenti

Il CONTRATTO NAZIONALE dovrà prevedere aumenti salariali ‘entro i limiti fissati dai principi vigenti, coerente con le tendenze generali dell’economia del mercato del lavoro, del raffronto competitivo internazionale e gli andamenti specifici del settore’ (in pratica due lire visto l’andazzo)  e per di più con una quota di queste due lire di aumento demandate alla contrattazione di secondo livello e legate all’aumento della produttività.

Si chiede di dare attuazione alle decisioni assunte con l’accordo del 28 giugno 2011 per restringere la possibilità di contrattazione per organizzazioni sindacali diverse da CGIL-CISL-UIL e UGL.

La CONTRATTAZIONE DI SECONDO LIVELLO dovrà prevedere aumenti salariali legati ESCLUSIVAMENTE all’aumento della produttività.

La CONTRATTAZIONE DI SECONDO LIVELLO dovrà prevedere degli accordi sulla formazione a spese dei lavoratori in cassa integrazione e mobilità (oltre il danno la beffa) sottolineando che i fondi che gestiscono tale formazione siano di tipo PRIVATISTICO.

Vengono anche definite regole più stringenti per rendere validi i contratti integrativi, per limitare le materie oggetto di tale contrattazione e per limitare l’indizione degli scioperi con conseguenti sanzioni economiche per l’organizzazione sindacale che non rispetti tali regole.

 

Infine due concetti CAPOLAVORO di questa intesa:

–          RENDERE STRUTTURALI GLI ESODATI come dice l’accordo “conciliare le esigenze delle imprese e quelle dei lavoratori più anziani, favorendo percorsi che agevolino la transizione dal lavoro alla pensione” (in pratica accordi sindacali che “accompagnino” i lavoratori alle dimissioni passando per il part time e favorendone la sostituzione con lavoratori più giovani quindi a condizioni peggiorative e più produttive)

–          RENDERE DOPPIAMENTE SCHIAVI I LAVORATORI LEGANDOLI ALL’ANDAMENTO DELL’AZIENDA incentivando ‘i momenti di informazione e consultazione previsti, anche per favorire un responsabile coinvolgimento nelle scelte dell’impresa sulle materie che migliorano la produttività, le condizioni di lavoro, lo sviluppo dell’impresa’  e favorendo ‘l’incentivazione dell’azionariato volontario dei dipendenti, anche in forme collettive’. In questo chiedendo di svolgere compito divulgativo alle RSU.

C’è da considerare che si presta anche molta attenzione all’aspetto ideologico del rapporto capitale/lavoro sia prevedendo una funzione “culturale” delle rappresentanze sindacali, sia richiedendo interventi sul sistema dell’istruzione che riducano il ruolo della formazione didattica a vantaggio della diffusione, sin da piccoli, della cultura d’impresa.

 

Un’ultima chicca: il contratto nazionale dei metalmeccanici è in scadenza e già si intuisce che vorranno inserire,tra l’altro, il non pagamento dei primi tre giorni di malattia (quelli a carico delle aziende).

 

Ecco quindi una delle ragioni per cui vogliono disdire i nostri accordi integrativi, per renderci schiavi del profitto ridotti alla fame.

Per questo non dobbiamo permettere che i nostri accordi integrativi vengano disdetti.

 

La RSU

23/11/2012

 

 

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