La disdetta degli accordi sindacali in Aci Informatica, comunicata dal Presidente Pasqualino De Vita, ci viene “giustificata” come un “atto dovuto” a fronte sia dei problemi in cui versa l’ACI sia di una presunta necessità di “modernizzazione” delle relazioni sindacali.

Il Presidente di Aci Informatica, 83enne personaggio noto per ricoprire (e aver ricoperto) le più diverse cariche di potere in Italia, è anche Vice Presidente ACI ormai da diversi anni. E’ curioso che sia proprio lui, a capo dell’Ente e quindi corresponsabile dell’attuale situazione, a suggerirci la “soluzione” ai problemi e a parlarci di modernizzazione. E infatti la “soluzione” proposta sa di stantio, ammuffito e rancido. La solita vecchia ricetta di far pagare a lavoratrici e lavoratori i costi dei propri errori.

Ma qual è il modello di riferimento?

Sappiamo che nei giorni che hanno preceduto la disdetta degli accordi, il Presidente De Vita si è incontrato a quattr’occhi con il Presidente di Engineering, tal Michele Cinaglia, si dice per trattare la vendita di Aci Informatica. La coincidenza non sembra casuale, perché da che mondo è mondo, la cancellazione degli accordi sindacali è sempre stata propedeutica alla dismissione di un azienda, sia attraverso la sua vendita che attraverso la sua ristrutturazione.

Naturalmente il presidente De Vita ha smentito le notizie sulla vendita di Aci Informatica, per ben due volte, dimenticando che tre indizi fanno una prova (aspettiamo la terza smentita). Ma il punto è: l’Engineering può essere un modello di riferimento per la “modernizzazione” di Aci Informatica?

Il 26 ottobre, anche l’Engineering ha disdetto gli accordi sindacali (guarda il caso) proprio mentre decideva di acquisire T-Systems Italia, società del gruppo Deutsche Telekom, dove sono stati annunciati  130 esuberi.

Ma c’è di più. A fine novembre sono stati arrestati Antonio Rigato (direttore di Engineering), Natale Di Giovanna e Gaetano Marinola (dirigenti di Engineering), insieme ad una serie di personaggi responsabili dell’assegnazione del servizio Tasse Automobilistiche per le Regioni Piemonte, Veneto e Campania (mentre si parla anche del Molise) e ai vertici della società privata GEC a cui è stato assegnato il servizio Tasse Automobilistiche (12 persone in tutto che si sommano ai tre dell’Engineering).

Secondo il gip, Giuseppe Salerno, Engineering (che affianca la GEC per la parte informatica) Regioni e GEC hanno messo in piedi un modello per truffare i cittadini sulle Tasse Automobilistiche.

Come funzionava il modello? Semplice: prima truccavano la gara per far vincere GEC, poi a GEC veniva permesso di gonfiare i costi di esazione (1,45€ per ogni pagamento contro i 0,55€ che chiede ad esempio l’ACI in Valle d’Aosta) e di allungare i tempi di consegna del denaro esatto (30 giorni invece di 7).

Risultato? La GEC ha visto aumentare i ricavi per il servizio da meno di 2 milioni di euro nel 2006 a quasi 17 milioni di euro nel 2008; GEC a sua volta ha creato dei fondi neri (sembra con sponsorizzazioni sportive ai rally automobilistici); la collettività ha subito un danno stimato prudenzialmente in 20 milioni di euro in soli tre anni!

E’ noto che i tempi di reazione dopo una certa età rallentano. Sarà per questo che il Presidente De Vita ha pensato bene di assumere a modello l’Engineering proprio quando questa veniva coinvolta in una colossale truffa ai danni dei cittadini e proprio su una materia, le Tasse Automobilistiche, che rappresenta uno dei punti di forza dell’ACI stessa. Che tempismo!

E’ così che questa vicenda, che potrebbe aprire nuove possibilità di crescita dell’Ente ristabilendo la verità dei fatti sulla professionalità dei lavoratori dell’intero gruppo ACI e sulla maggiore convenienza dell’Ente pubblico rispetto ai privati, rischia di rovinarci addosso con tutte le sue conseguenze.

Invece di assumere a modello chi ruba alle spalle dei cittadini sarebbe il caso di guardare in casa nostra e valorizzare quanto di buono c’è (ed è tanto) senza inseguire rovinose chimere. Per fortuna ci siamo noi, lavoratrici e lavoratori, che non siamo disposti ad assistere alla rovina dell’enorme patrimonio di professionalità ed esperienze attraverso tristi miserie come la disdetta degli accordi sindacali.

Perchè la tutela delle condizioni di lavoro è il modo migliore per rafforzare l’intero Ente.

Perchè senza lavoratrici e lavoratori, senza il nostro vivo e tutelato lavoro, non ci sarà mai nessuna ricchezza.

 

p.s. mentre scriviamo esce sui giornali la notizia di sette rinvii a giudizio per 882 assunzioni irregolari avvenute all’A.M.A. Tra i rinviati a giudizio Sergio Bruno, presidente del Consel (Consorzio Elis), lo stesso consorzio con cui Aci Informatica stringe da qualche anno stretti legami. Ma quante persone indagate conosce il nostro management?

 

La RSU

10 dicembre 2012

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