(Fonte) timesofindia
Bulder.ai, con sede a Londra, un tempo valutata 1,5 miliardi di dollari e sostenuta da Microsoft e dal fondo sovrano del Qatar, ha dichiarato bancarotta dopo che sono emerse notizie secondo cui la sua piattaforma di sviluppo di app “basata sull’intelligenza artificiale” sarebbe in realtà gestita da ingegneri indiani, circa 700 in tutto, che si spacciavano per intelligenza artificiale.
La start-up aveva promesso di rendere lo sviluppo software “facile come ordinare una pizza” grazie alla sua assistente AI “Natasha”. Tuttavia, secondo quanto riportato, la tecnologia dell’azienda era in gran parte frutto di speculazioni: sviluppatori umani in India scrivevano manualmente il codice in base alle richieste dei clienti, mentre l’azienda pubblicizzava il proprio lavoro come output generato dall’IA.
Già nel 2019, il Wall Street Journal aveva denunciato le discutibili affermazioni di Bulder.ai sull’intelligenza artificiale, rivelando che la piattaforma si basava in larga misura su collaboratori umani.
Il drammatico crollo di Bulder.ai è avvenuto a maggio 2025, quando l’istituto di credito Viola Credit ha sequestrato 37 milioni di dollari dai conti dell’azienda dopo aver scoperto che la start-up aveva gonfiato del 300% le sue proiezioni di fatturato.
L’inganno è stato svelato quando il nuovo CEO Manpreet Ratia, entrato in carica a febbraio per sostituire Duggal, ha scoperto l’entità delle false dichiarazioni finanziarie.
Il crollo di Bulder.ai rappresenta il più grande fallimento di una startup di intelligenza artificiale da quando il lancio di Chat GPT ha scatenato una frenesia di investimenti a livello globale. Questo fenomeno mette in luce le preoccupazioni riguardo il fenomeno dell’ “AI washing”, ovvero le aziende che ribattezzano i servizi tecnologici convenzionali come intelligenza artificiale per attrarre investimenti nell’attuale boom dell’intelligenza artificiale.
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