(Fonte) Katya Schwenk – 23 ottobre 2025

Secondo i registri degli appalti federali,l’agenzia statunitense Immigration and Customs Enforcement (ICE) avrebbe speso 5,7 milioni di dollari per un software di sorveglianza dei social media basato sull’intelligenza artificiale. Il contratto quinquennale con l’intermediario tecnologico governativo Carahsoft Technology fornisce licenze all’Immigration and Customs Enforcement (ICE) per un prodotto chiamato Zignal Labs, una piattaforma di monitoraggio dei social media utilizzata dall’esercito israeliano e dal Pentagono. Il software analizza oltre 8 miliardi di post al giorno per fornire analisi e allerte in tempo reale, permettendo alle forze dell’ordine di individuare “minacce” con maggiore rapidità.

Le licenze saranno destinate alla divisione di intelligence dell’ICE, Homeland Security Investigations, per supportare indagini penali. Si tratta del primo contratto noto che garantisca all’ICE accesso diretto a Zignal, che va ad aggiungersi a un ampio arsenale di strumenti di monitoraggio online basati su IA. L’espansione di queste capacità solleva preoccupazioni per il potenziale uso della sorveglianza dei social media come strumento di controllo e repressione dell’immigrazione, una tendenza già rafforzata durante l’amministrazione Trump.

Negli Stati Uniti, diversi attivisti filo-palestinesi — tra cui Mahmoud Khalil — sono stati presi di mira e arrestati dalle autorità per l’immigrazione dopo essere stati esposti da siti di destra filo-israeliani come Canary Mission. Recenti incursioni dell’ICE contro venditori ambulanti a New York sono seguite alla pubblicazione di video online da parte di alcuni influencer.

Parallelamente, sindacati hanno intentato una causa contro l’uso crescente della sorveglianza dei social media da parte del governo, denunciando un “programma di sorveglianza di massa basato sulle opinioni politiche”.

Secondo Wired, l’ICE intende espandere queste attività con un team di monitoraggio attivo 24 ore su 24, anche grazie all’uso di strumenti come quelli di Zignal Labs.

Gruppi per i diritti civili, come l’ACLU, denunciano che tali tecnologie di analisi automatica dei social media minacciano la libertà di espressione e vengono implementate senza trasparenza né controllo pubblico.

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