(Fonte) Nolwenn Maudet, Anaëlle Beignon e Thomas Thibault
Uno studio realizzato da Nolwenn Maudet, Anaëlle Beignon e Thomas Thibault evidenzia come molte aziende tecnologiche hanno iniziato ad implementare funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, spinte da ingenti investimenti che devono essere redditizi, dalle promesse di nuove fonti di profitto o dalla paura di essere sopraffatte. Le funzioni basate sull’IA vengono integrate nelle interfacce con modifiche non legate all’IA, implementando pop-up e trucchi di design poco sobri, orientando gli utenti verso prodotti di intelligenza artificiale attraverso quella che i progettisti chiamano una “manipolazione dell’architettura delle scelte visive”.
Gli strumenti di intelligenza artificiale sono dotati di pulsanti più dedicati per incoraggiare l’interazione e spesso hanno lo stesso colore, anche in diverse aziende: malva, una tonalità viola-blu attenuata che, secondo gli studiosi del design, richiama la magia.
Le strategie di adozione forzata dell’IA si rivelano spesso efficaci solo perché implementate da aziende monopolistiche o dominanti, con piattaforme consolidate e utenti in una posizione di dipendenza.
Un caso emblematico è quello di Google AI Overview, che propone automaticamente snippet generati dall’IA agli utenti del motore di ricerca più utilizzato negli Stati Uniti, a prescindere dalla loro volontà. Altri esempi includono Snapchat, che inserisce il chatbot MyAI in cima alla lista contatti di centinaia di milioni di utenti, e Adobe Photoshop, che spinge costantemente gli utenti a provare le funzionalità di IA generativa tramite pop-up insistenti.
Lo studio, inoltre, evidenzia alcune strategie utilizzate:
- Occupazione visiva e privilegio nell’interfaccia: le funzionalità basate sull’IA occupano porzioni significative dello spazio visivo, spesso i punti più in vista e utilizzati dell’interfaccia.
- Interferenza nei flussi di lavoro: le funzionalità IA interferiscono attivamente con gli usi non-IA, generando attriti nei flussi di lavoro. Piattaforme come Slack e Google Docs promuovono l’IA tramite banner costanti, creando distrazione e frizione nell’esperienza utente.
- Attivazione predefinita e anticipata: le funzionalità di IA sono spesso attivate automaticamente o implementate prima ancora che l’utente possa decidere se utilizzarle, riducendo la possibilità di un uso consapevole o volontario.
- Retorica della magia e dell’inevitabilità: l’IA viene presentata con un linguaggio iper-tecnologico e mistico, alimentando un immaginario di potenza e inevitabilità. La “metafora magica” serve a naturalizzare l’adozione e a mascherare le implicazioni sociali e politiche della tecnologia.
In conclusione, nonostante il successo di alcuni chatbot come ChatGPT o Claude, molti altri strumenti di IA – come Gemini o i prodotti IA di Meta – ricevono scarso interesse spontaneo. Le aziende reagiscono con campagne aggressive, hype costante e product placement forzato per far percepire l’IA come desiderabile e onnipresente.
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