(Fonte) Nicolò Boggian e Massimo De Minicis – 25 giugno 2025

In un contesto in cui l’intelligenza artificiale generativa (GenAI) trasforma l’organizzazione della produzione, emergono forme ibride di lavoratori che, pur agendo con una certa autonomia operativa, sono vincolati da obiettivi imposti da piattaforme digitali e sistemi algoritmici di controllo e valutazione: i lavoratori delle piattaforme digitali, gli autonomi non imprenditoriali, i collaboratori con un solo committente o quelli in regime di multidatorialità.

Un mercato del lavoro che si frammenta in forme precarie, discontinue e mediate digitalmente, senza alcuna regolamentazione, esclude queste nuove categorie di lavoratori da qualsiasi tutela, con il risultato di accentuare le disuguaglianze e il divario tra redditi da capitale e da lavoro.

Per rispondere a queste trasformazioni, Alain Supiot ha proposto, nel suo Rapporto del 1999, di introdurre la categoria del lavoro personale, che include tutte le attività svolte in prima persona, con responsabilità diretta ma senza i tratti dell’imprenditorialità. Nel modello proposto, si prevede un sistema di tutele a cerchi concentrici e contratti “ibridi” capaci di coniugare stabilità e autonomia. Un modello che estenderebbe i diritti fondamentali – previdenza, sicurezza, formazione continua – alle nuove categorie di lavoratori, superando la rigidità dei modelli fordisti che non rispecchiano più la realtà ed evitando la deregulation estrema.
L’obiettivo è quello di un’economia digitale inclusiva che riconosca il valore del lavoro in tutte le sue forme.

 

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