Un po’ di Storia

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1976

Il primo accordo integrativo aziendale (all’epoca ci chiamavamo ancora SICREO) si caratterizzò soprattutto per la definizione dell’orario settimanale fissato in 36 ore, oltre a fissare i primi punti normativi in materia di organizzazione del lavoro (turni del CED, la maggiorazione per il lavoro notturno, l’indennità turno) e aumenti salariali (istituzione del premio annuo)

1977

Nuovo accordo che istituisce il diritto al servizio mensa o ad un’indennità sostitutiva e alcune forme di “controllo” dei lavoratori sull’organizzazione del lavoro (appalti, straordinari, assunzioni finalizzate a valorizzare la crescita tecnico professionale del personale interno)

1978

Regolamentati aspetti inerenti allo svolgimento dell’attività lavorativa del personale turnista (organizzazione dei turni di lavoro del CED con l’istituzione della notte, pausa di lavoro per i turnisti, aumento dell’indennità di turno

1979

Istituito il checkup aziendale per il 70% a carico dell’azienda

1980

Rivalutazione dei buoni pasto (quasi triplicato il loro valore e rivalutazione annua).
Secondo contratto integrativo aziendale dove, oltre a ridiscutere e migliorare aspetti già definiti dall’accordo precedente (informazioni e controllo sugli appalti, regolamentazione degli straordinari, crescita professionale interna, incremento dei permessi sindacali, del valore dei buoni pasto, del premio annuo e dell’indennità turni), istituisce nuovi istituti salariali (superminimo aziendale, l’anzianità di livello e l’indennità di rischio per il personale della sala macchine), viene concordata l’opportunità di studiare un sistema di flessibilità dell’orario (fu la premessa per un accordo nel 1981 che istituisce l’orario elastico), prevede alcuni passaggi di livello automatici per alcune qualifiche

1984

Terzo contratto integrativo aziendale con l’istituzione dell’inquadramento unico aziendale (definisce per ogni figura lavorativa un percorso di aumento dei livelli contrattuali, e quindi della retribuzione, basato sull’esperienza maturata nel corso degli anni), la definizione del servizio mensa, l’istituzione sperimentale del part-time su richiesta dei lavoratori, incrementi salariali (superminimo aziendale, anzianità di livello e premio annuo), e miglioramenti normativi per il personale turnista.

1985

Anche in Aci Informatica si sviluppa un grande movimento contro il nucleare, viene realizzato un dossier sul nucleare dal titolo “Mai più Nucleare” organizzato in 3 parti: Scientifica (analisi dei problemi derivanti non solo da eventuali incidenti ma anche dall’impatto ambientale derivante dallo stoccaggio delle scorie); Energie alternative (praticabilità delle politiche riguardanti le energie alternative); Politica (illustrazione delle posizioni di tutti i partiti politici e del Movimento sulle tematiche riguardanti il nucleare). Viene organizzata una assemblea con la partecipazione del Prof. Massimo Scalia (Docente universitario de “La Sapienza”) per approfondire le tematiche sul nucleare.

1987

Accordo che migliora le modalità di fruizione di ferie e permessi da parte del personale turnista operante al CED

1988

Quarto contratto integrativo aziendale, composto da due accordi separati ma complementari: l’accordo integrativo aziendale vero e proprio e l’accordo quadro per il passaggio dal CCNL del commercio a quello dell’industria metalmeccanica privata, finalizzato a garantire il mantenimento di tutti i diritti acquisiti.
L’accordo integrativo aziendale interviene sull’inquadramento unico (sensibile diminuzione dei tempi di permanenza nei livelli e istituzione di ulteriori figure professionali), sugli istituti salariali (il superminimo aziendale aumenta mediamente del 40%, l’anzianità di livello del 25%, il premio annuo viene praticamente raddoppiato, l’indennità di sala macchine viene quadruplicata, l’indennità di turno viene quasi raddoppiata, la maggiorazione turno viene elevata del 15% per le ore notturne), sui turni (viene concordato un loro alleggerimento entro un anno), istituisce la Previdenza Integrativa (versamenti sia a carico del personale – 1% della retribuzione – che dell’azienda – 2% -), migliora la normativa sulle trasferte, istituisce permessi aggiuntivi non retribuiti per motivi di salute (analisi, cure specialistiche o altre prestazioni mediche), definisce il trasferimento dalla sede di Via del Serafico a quella attuale di Via Fiume delle Perle (con un nuovo orario elastico più ampio e l’istituzione del servizio navetta), migliora la tutela della salute dei dipendenti nelle condizioni di lavoro (installazione postazioni ergonomiche, con monitor antiriflesso e antiradiazioni, sostituzione del materiale degradato).
Accordo che regola i diritti per i lavoratori assegnati ai nuovi uffici di Via Tempio del Cielo

1989

Accordo riguardante il nuovo assetto organizzativo del CED che prevede due diversi tipi di turnazione, uno dei quali elimina parzialmente la notte e stabilisce il passaggio graduale di tutto il personale CED a tale turno

1993

Cambiano i vertici aziendali, il nuovo management si insedia durante le trattative per il rinnovo del contratto integrativo e la vertenza deve praticamente ripartire daccapo e in un clima molto teso, con il tentativo di cancellare le relazioni sindacali esistenti fino ad allora.
Il quinto contratto integrativo aziendale viene comunque firmato, con aumento sensibile della retribuzione diretta (superminimo aziendale +55%, premio annuo +60%, anzianità di livello +20%, indennità di sala macchine +100%, indennità turno +25%), l’istituzione di una assistenza sanitaria, il ripristino del check-up istituito nel 1980, l’aumento della percentuale di dipendenti in parttime, l’aumento delle ore di assemblea e del monte ore di permessi sindacali.
Di lì a qualche mese la firma degli accordi di luglio del 1993 tra sindacati e confindustria vieteranno di contrattare aziendalmente aumenti diretti in busta paga. Un pesante macigno per la contrattazione successiva.

1996

Nel 1995 inizia la trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, presentata da una RSU formalmente eletta 16 mesi prima, e che già da tempo effettua incontri con la direzione aziendale. Ma la Direzione decide di assumere una posizione intransigente, i lavoratori rispondono con forti lotte.
Il 2 maggio l’Ispettorato del Lavoro effettua una visita ispettiva per verificare l’utilizzo dei consulenti da parte dell’Azienda, all’epoca utilizzati in modo massiccio e con forti dubbi di regolarità. Il 3 maggio la Direzione disconosce la RSU, strumentalmente e per rappresaglia. L’11 giugno la Direzione tenta un accordo con il rappresentante territoriale della Fiom Marcelli, con un incontro all’Unione Industriali. Le lavoratrici ed i lavoratori bloccano il tentativo con una manifestazione sotto la sede dell’Unione Industriali. Il 20 giugno 1996 inizia un duro sciopero a tempo indeterminato dei reparti Ced e Tlg e la Direzione riapre le trattative.
Il 15 luglio viene siglato un primo accordo che risolve il problema del disconoscimento della RSU, confermandola pienamente.
Il 9 agosto si rinnova il sesto contratto integrativo aziendale che contiene l’istituzione di un PREMIO di RISULTATO (di fatto un’ulteriore mensilità), miglioramenti nelle relazioni sindacali (organizzazione del lavoro, la crescita professionale e formazione), miglioramenti nel reparto CED (diminuzione turni notturni e crescita professionale).

1999

Accordo che stabilisce l’assunzione a tempo indeterminato di sei lavoratori assunti in Aci Informatica con contratto di lavoro temporaneo.

2000

Accordo che regola i diritti per i lavoratori assegnati ai nuovi uffici di Via Solferino.
Accordo che regola la “Banca Ore” dello straordinario, con limiti annuali e trimestrali insieme a forme di controllo e garanzia di lavoratori e delegati.

2001

Settimo contratto integrativo aziendale con miglioramenti sul salario diretto (Premio di Risultato, premio di Produzione, indennità di turno e l’anzianità di livello), sulla formazione e riqualificazione professionale, sulla crescita professionale dei dipendenti CED e le problematiche riguardanti i turni (passaggi di livello ed eliminazione quasi totale delle notti), sull’utilizzo dei “consulenti” (che vengono limitati all 33% della forza lavoro e per i quali si prevede un’informativa sulle modalità di utilizzo e sulle società di appartenenza), sull’organizzazione del lavoro (con assunzioni da concordare a seguito di una verifica puntuale reparto per reparto).

2002

Si realizza il primo accordo a seguito del confronto sull’OdL istituito nel contratto integrativo aziendale appena firmato. Riguarda il servizio di assistenza. Sarà il primo di una lunga serie di accordi su un tema, quello del governo dei processi aziendali, resosi necessario per un utilizzo di personale esterno che mette a rischio le professionalità (e quindi anche il posto di lavoro) di lavoratrici e lavoratori di Aci Informatica. Ma sarà un confronto difficile e aspro, a causa del fatto che normalmente rientra tra le materie curate dal management.
Accordo migliorativo della fruizione di congedi parentali.
Accordo migliorativo della pausa del personale turnista e delle trasferte.

2003

Accordo che regola i diritti per i lavoratori assegnati ai nuovi uffici di via Giolitti a Torino.
Accordi vari sull’OdL
A luglio la Direzione avvia una campagna contro la RSU attraverso il licenziamento di una lavoratrice in prova. Da quel momento è un susseguirsi di attacchi della Direzione e di propaganda verso i lavoratori che si concreta nel tentativo di firmare un accordo con la Fiom territoriale (rappresentata da Marcelli) con introduzione dell’uso di contratti precari (apprendistato ed altro). Da questi fatti si produce una forte spaccatura nell’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori (ci vorranno 4 anni di duro e quotidiano lavoro sindacale per ricostruire l’unità dell’assemblea) tanto che la RSU in carica decide di dimettersi e le nuove elezioni si svolgono per la prima volta su liste contrapposte, una della Fiom e la nostra di Lavoratrici e lavoratori autorganizzati aderenti alla Confederazione Cobas.

2004

Le elezioni RSU registrano circa il 60% di consensi agli autorganizzati/e (6 delegate/i elette/i) ed il resto alla Fiom (4 delegati/e eletti/e), l’assemblea è comunque riuscita ad imporre alla Fiom la rinuncia al 33% di delegati riservati dal regolamento delle RSU.

2005

Dopo un anno duro e difficile nei rapporti sindacali si realizza l’ottavo accordo integrativo che da un lato produce nuovi aumenti salariali (fondo di produttività, indennità turno e rischio), miglioramenti normativi (contributo per asilo nido, miglioramenti sui congedi parentali e maternità), definizione dell’inquadramento per la divisione ACI Rete) ma dall’altro lato definisce una normativa peggiorativa sul piano salariale ed inquadramentale per i nuovi assunti (il danno viene limitato dal carattere sperimentale e dai limiti numerici dell’accordo)

2006 – 2007

Si intensifica lo scontro con la direzione aziendale mentre cresce la consapevolezza fra lavoratrici e lavoratori delle manovre in atto volte a ridurre drasticamente i rapporti di forza fra le parti. Si esaurisce il limite, fissato in apposito accordo, del numero di lavoratori che si possono assumere con le norme sperimentali, e lo scontro si fa molto duro. A gennaio/febbraio 2007 vi è l’ultimo tentativo della direzione di realizzare un accordo separato con la Fiom per introdurre forme di precarietà in azienda, si è però alla vigilia delle nuove elezioni per la RSU ed il risultato sancisce la ricostruita unità dell’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori con oltre l’80% di voti (8 delegate/i eletti/e) alla lista lavoratrici e lavoratori autorganizzati ed il resto (2 delegati/e) alla Fiom.
Nel frattempo il governo Prodi inserisce nelle famose lenzuolate di Bersani (liberalizzazioni e privatizzazioni dei servizi pubblici) una norma che mantenendo inalterato il carico fiscale sui cittadini e privatizzando il servizio di trascrizione del veicolo (con conseguente aumento dei costi) abolisce il PRA, o meglio, lo trasferisce alla motorizzazione creando le premesse per la cancellazione di migliaio di posti di lavoro ACI compreso i nostri circa 500 (è una manovra da un lato populista e dall’altro volta a favorire la multinazionale americana dell’informatica EDS). La risposta delle lavoratrici e dei lavoratori è durissima sia contro il governo che contro le dirigenze di ACI ed ACI Informatica manifestamente complici dei processi di privatizzazione dell’Ente. Per oltre 3 mesi (da marzo al 12 giugno) organizziamo manifestazioni, iniziative di controinformazione (al forum PA circa 40 lavoratrici e lavoratori vengono attesi all’ingresso e “sequestrati” per diverse ore da digos e polizia in tenuta antisommossa per impedire la contestazione alla visita di Prodi e Veltroni, altri lavoratori riescono comunque nell’intento) e scioperi. Tutto ciò si sintetizza in due settimane consecutive di presidio a Montecitorio a cui partecipano circa 400 lavoratori che incessantemente urlano, cantano e suonano tamburi costringendo il governo ad ammorbidire la propria posizione, fino alla votazione quasi unanime della Camera dei deputati che il 12 giugno stralcia la norma dal disegno di legge, i nostri posti di lavoro sono salvi e consapevolmente in piazza si canta “i padroni dell’azienda siamo noi”. Con questa consapevolezza il giorno dopo rientriamo al lavoro, si da vita ad una enorme assemblea da cui usciamo in corteo per le vie del quartiere fino a raggiungere la vicina sede del PRA di Roma, poi rientriamo in azienda e sempre in corteo spazzoliamo tutta l’azienda fino a raggiungere gli uffici dell’amministratore delegato a cui consegniamo una mozione dell’assemblea che richiede aumenti salariali anche a copertura delle giornate di sciopero (una tantum in proporzione alla partecipazione agli scioperi) ed un nuovo accordo sui nuovi assunti. Nel giro di alcune settimane e con nuove iniziative di lotta vengono raggiunti entrambi gli obiettivi, sui nuovi assunti fra l’altro l’accordo è retroattivo e così nello stipendio di settembre vengono restituiti gli arretrati a tutti, e in questo accordo è inoltre scritto che le assunzioni sono effettuate solo con contratto a tempo indeterminato.
Accordo che regola i diritti per i lavoratori assegnati ai nuovi uffici di Via Cina.
Dopo le vertenze interne ed esterne (PRA) del 2007 il significato di autorganizzazione acquista nuovo valore fra le lavoratrici ed i lavoratori di ACI Informatica. Autorganizzazione è infatti un processo attraverso il quale settori sociali assumono consapevolezza e coscienza del loro ruolo storico fino ad assumere la totale autonomia dal sistema delle imprese e quindi progettare e costruire un percorso di liberazione che può realizzarsi solamente quando la propria liberazione coincide con la liberazione di tutte e tutti dallo sfruttamento e dallo stato di necessità.
Di conseguenza la storia delle lavoratrici e dei lavoratori di ACI Informatica è il cammino verso l’autorganizzazione, un cammino in cui ogni lotta che vince ci fa avanzare ed ogni sconfitta ci fa riflettere ma che, inevitabilmente, vive di fasi diverse anche in relazione a quanto accade fuori dalle nostre quattro mura.

2008-2009

La consapevolezza del bisogno di autorganizzazione cresce, e produce sul finire del 2007 una nuova esperienza fra le lavoratrici: il collettivo PARLANDONNA.

Questa esperienza innesca un necessario ed importante dibattito sulla questione di genere nei luoghi di lavoro, combinando temi specificatamente connessi al dominio maschile nella società e/o alle tematiche femministe (la violenza maschile sulle donne; la libertà di scelta delle donne; la cura per il proprio corpo…), a questioni più strettamente correlate allo specifico sfruttamento delle lavoratrici (differenze salariali di genere; il doppio lavoro delle donne; la contraddizioni fra i tempi del lavoro salariato e quelli di vita….).

Oltre a produrre una stimolante pubblicazione da novembre 2007 a maggio 2012,, alcuni dei contenuti trattati e delle richieste elaborate dal collettivo Parlandonna si inseriscono nella piattaforma rivendicativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale nel 2009.

A febbraio 2009 viene firmato il nono accordo integrativo aziendale che prevede sia aumenti salariali (indennità turno e rischio, fondo produttività, premio di risultato, premio di produzione, anzianità di livello), sia miglioramenti normativi (sul sostegno alla maternità/paternità, contributo per l’abbonamento annuale ai trasporti pubblici, permessi studio, gestione orario elastico). In quello stesso anno si realizzano anche due specifici accordi su formazione e crescita professionale. Inutile dire che anche questi miglioramenti contrattuali sono frutto degli scioperi e dell’organizzazione di lavoratrici e lavoratori.

2010-2011

Dopo il crollo negli USA di Lehman Brothers a fine 2007, la crisi del sistema capitalistico attraversa una nuova fase: gli USA “esportano”, attraverso il ruolo di moneta mondiale del dollaro, la crisi del proprio debito privato producendo un gravissimo crollo nel sistema bancario europeo. La UE, per salvare il sistema bancario e finanziario europeo, impone agli stati nazionali l’elargizione di migliaia di miliardi di euro alle banche e in questo modo le casse pubbliche vengono ridotte allo stremo.

E così, mentre si salva il sistema bancario e finanziario, i governi hanno la scusa per “estremizzare” il taglio della spesa pubblica e la contrazione del consumo interno: si aumenta il carico fiscale sui redditi da lavoro e sul consumo (quindi sempre a danno di lavoratrici e lavoratori), si riducono i salari e si distruggono le tutele di lavoratrici e lavoratori (Statuto dei lavoratori e contratti nazionali).

Sono politiche in realtà in atto, in forma più blanda, da almeno un paio di decenni, che hanno lo scopo di trasferire la ricchezza da chi la produce (lavoratrici e lavoratori) ai parassiti sociali (multinazionali, finanzieri, imprenditori alto management).

Nel 2010 come lavoratrici e lavoratori di ACI Informatica, consapevoli che quanto accade non potrà che investire anche le nostre condizioni di lavoro, decidiamo di strutturarci per “anticipare” e contrastare gli attacchi in arrivo da più fronti: da una parte la “lotta di classe” in atto da anni da parte dei padroni produce precarizzazione, smantellamento delle conquiste degli anni ’60 e ’70, devastazione dei contratti e saccheggio delle nostre esistenze; dall’altra come lavoratori di una azienda in house di un ente pubblico (l’ACI) subiamo i tagli della spesa pubblica con smantellamento della PA e dei servizi pubblici; infine le direzioni di ACI e ACI Informatica tentano di approfittare del contesto per liquidare la nostra esperienza autonoma di organizzazione e lotta. La grande lotta espressa nel 2007, capace di sconfiggere anche il governo, non è ancora stata digerita da quei soggetti che, capitanati dal Presidente dell’ACI poi costretto alle dimissioni, in accordo con il Bersani di turno miravano alla privatizzazione dell’ACI.

Dunque il 2010 e il 2011 sono caratterizzati da tante iniziative verso l’esterno per cercare di costruire percorsi comuni di lotta con altre lavoratrici e lavoratori. Numerosi i volantinaggi davanti altre aziende metalmeccaniche, una grande festa il 4/11/2011 all’exSnia per portare all’esterno la nostra esperienza,  l’organizzazione di tre assemblee cittadine all’università, gli scioperi in solidarietà alle lotte autorganizzate delle lavoratrici delle pulizie della Sapienza e dell’assemblea dei lavoratori del negozio Leroy Merlin di Porta di Roma, sono solo alcune delle iniziative di questa fase.

L’elaborazione e le iniziative prodotte in questi due anni ci permetteranno di farci trovare pronti nel momento in cui, il governo Monti prima e i vertici di ACI e ACI Informatica poi, decideranno di attaccarci.

2012-2013

Il 6/7/2012 il governo Monti vara il decreto legge 95 noto come spending review. All’interno di questo provvedimento l’articolo 4 stabilisce che le società in house della PA debbono essere cedute a privati entro il 30/6/2013 o chiuse entro il 31/12/2013: ACI Informatica è una società in house dell’ACI.

Inizia subito la mobilitazione di lavoratrici e lavoratori che raggiungerà il suo apice nella 6 giorni di presidio permanente a Piazza delle 5 Lune, sotto la sede del Senato della Repubblica. Insieme a questo viene avviata una campagna di sensibilizzazione che investe varie altre società in house della PA a Roma. Il presidio, tenuto vivo dalla costante presenza di centinaia di lavoratori di ACI Informatica, diventa così momento di incontro con altre realtà di lavoratori, tenute all’oscuro dalle OOSS su quanto accade.

La mobilitazione ottiene la modifica del provvedimento: viene meno “l’automatismo” di chiusura o privatizzazione e si rinvia ai vari enti pubblici proprietari la decisione al riguardo. Rimane tuttavia il problema di uno strumento nelle mani delle Amministrazioni Pubbliche per colpire lavoratrici e lavoratori e si costituisce un coordinamento di varie realtà in house della PA che, con il metodo dell’autorganizzazione, costruiscono varie mobilitazioni che raggiungono l’apice nella manifestazione del 14/11/2012 sotto il Ministero dell’Economia.

Intanto vari segnali ci fanno intuire il lavorio aziendale per riprendere il progetto di privatizzazione della nostra società. Le lavoratrici ed i lavoratori in assemblea, ad ottobre 2012, decidono di chiedere alla direzione di smentire i suddetti progetti di privatizzazione.

Per tutta risposta il 19/10/2012 l’azienda consegna alla RSU, ed invia alle OO.SS., la disdetta di tutti gli accordi integrativi aziendali in scadenza il 28/2/2013.

Gli accordi sindacali in ACI Informatica, iniziati nel 1976, contengono miglioramenti molto avanzati delle condizioni di vita e del lavoro. La disdetta significherebbe la perdita di circa il 40% del salario annuale,  l’allungamento da 36 a 40 ore settimanali dell’orario di lavoro, la cancellazione dell’inquadramento unico, la riduzione dei giorni di ferie e dei permessi retribuiti, la perdita di numerosi strumenti di welfare aziendale (navetta, mensa, contributo all’abbonamento dei mezzi pubblici delle spese per l’asilo nido, ecc.), la perdita di numerosi strumenti per il sostegno alla maternità/paternità e di tutela della salute, insieme a varie altre norme migliorative rispetto al CCNL.

Un attacco gravissimo al quale le lavoratrici ed i lavoratori decidono di rispondere (dopo una fase di confronto e dibattito intervallata da iniziative di lotta verso ACI e ACI Informatica) presentando una piattaforma rivendicativa di rinnovo del contratto integrativo aziendale approvata in assemblea il 20/11/2012.

La piattaforma, presentata alla Direzione aziendale il 5/12/2012, trova il rifiuto della Direzione stessa che conferma la disdetta degli accordi sindacali e organizza una riunione con tutti i dirigenti ed i responsabili aziendali. La risposta delle lavoratrici e dei lavoratori è immediata: irrompono nella sala predisposta per la riunione distribuendo un volantino nel quale viene denunciato il ruolo di potere del Presidente De Vita (ottantaquattrenne “cresciuto” all’ombra della DC e presidente dell’unione petrolifera italiana, membro della giunta di Confindustria, uomo di comando all’ACI ecc.) e impediscono fisicamente lo svolgimento della riunione. E’ l’avvio di una fase durissima di scontro, con scioperi di reparto ad oltranza, cortei interni e per il quartiere, irruzioni nelle stanze di quei dirigenti che provano a sostituire i lavoratori in sciopero ecc., mentre la Direzione chiede di tagliare il costo del lavoro di almeno 6 milioni di euro in 2 anni e l’utilizzo dei contratti di solidarietà.

Dopo circa sei mesi di lotta, il 2/5/2013 le lavoratrici ed i lavoratori occupano fin dalle 9 di mattina e in assemblea permanente il cuore produttivo dell’azienda cacciando i dirigenti ed i pochi crumiri. Una giornata entusiasmante in cui si manifesta pienamente la forza dell’autorganizzazione: delegati che fanno la spola fra gli incontri con la Direzione e l’assemblea permanente per confrontarsi sui passaggi della trattativa, lavoratori che mantengono l’occupazione e bloccano ogni tentativo di crumiri e dirigenti di intervenire. Alle 17 l’azienda accetta le proposte della RSU, alle 18 viene interrotta l’assemblea permanente e lunedì 6 maggio si svolge l’assemblea per il voto sull’accordo.

L’accordo viene approvato all’unanimità: taglio del costo del lavoro limitato a 1,3 milioni di euro per il solo 2013 con limitazioni nelle elargizioni premiali durante il periodo di taglio al salario dei lavoratori; tutti gli accordi sindacali presenti e passati vengono confermati; la piattaforma aziendale viene rinnovata con un aumento di 80 euro al mese a partire dal 2015 e il pagamento di un una tantum complessiva di 200 mila euro, oltre a vari miglioramenti normativi e dell’informazione ai lavoratori e alla revoca delle chiusure collettive (le ferie e vengono fruite secondo le esigenze di ognuno).

Questa vertenza è figlia del lungo processo di autorganizzazione sviluppato da moltissimi anni. Un lavoro che ha reso ognuno e ognuna consapevoli della propria condizione, informati su tutto ciò che riguarda il lavoro, attenti a mantenere la conoscenza ed il controllo del processo produttivo, determinati a non delegare nessuno a rappresentarlo, convinti che l’organizzazione autonoma dei propri bisogni sia l’unica strada percorribile per tutelare i propri interessi.

In questa vicenda abbiamo potuto utilizzare tutti gli strumenti a disposizione di lavoratrici e lavoratori: confronto continuo in assemblee anche spontanee; solidarietà nel suddividere il costo degli scioperi a oltranza dei gruppi strategici; sciopero come strumento principe della lotta; cortei interni ed esterni; mobilitazioni improvvise; lotta ai crumiri ed ai dirigenti; presidio ogni sabato e domenica per 5 mesi consecutivi per evitare che si facessero straordinari; manifestazioni sotto ministeri, sedi padronali e sede dell’ACI.

Non abbiamo dimenticato di essere parte di un più generale attacco alle condizioni di vita di tutti, producendo iniziative verso altri lavoratori e proletari (dall’assemblea sull’accordo sulla produttività di CISL-UIL-UGL-Confindustria, alla consegna di pacchi alimentari agli occupanti di case del Laurentino). Abbiamo studiato bilanci, norme e procedure per produrre dossier di controinformazione e denuncia e per gestire i tavoli di trattativa. E non abbiamo rinunciato a goderci momenti ludici e di socialità, fondamentali per l’unità di lavoratrici e lavoratori.

E tutto questo, insieme ai successi ottenuti, non ci ha mai fatto dimenticare che fino a quando i rapporti di forza continueranno ad essere sbilanciati a favore dei padroni, cioè fino a quando non avremo posto termine al sistema capitalistico che è fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla donna, non terminerà la necessità di organizzazione e lotta.

2013-OGGI

Si apre una nuova e dura fase di mobilitazione contro alcuni disegni di legge che mettono in discussione l’esistenza di Aci Informatica.

A dicembre 2013, pochi giorni prima di Natale, la maggioranza parlamentare che sostiene il governo presenta (attraverso il PD) ed approva un emendamento alla legge di stabilità che prevede lo smantellamento del PRA, per favorire gli interessi privati nel settore, e dunque la soppressione della principale fonte di ricavo dell’ACI con conseguente prevedibile taglio dei nostri posti di lavoro. La risposta immediata, a due giorni dall’approvazione dell’emendamento e prima del voto finale della legge di stabilità, vede le lavoratrici ed i lavoratori di ACI Informatica mobilitati presso la sede nazionale del PD ottenendo un ordine del giorno accolto dal governo che lo impegna a tutelare posti e condizioni di lavoro nell’elaborazione del progetto di riforma del PRA. Di fatto l’emendamento alla legge di stabilità viene lasciato cadere e si inizia a delineare il progetto di riforma complessiva della PA che si concretizza nella legge delega approvata ad agosto 2015.

Nel corso del 2014 e 2015 più volte le lavoratrici ed i lavoratori di ACI Informatica si mobilitano con manifestazioni sotto il Parlamento, il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione. Contemporaneamente vengono prodotte iniziative verso le direzioni di ACI e ACI Informatica. All’apertura dell’iter parlamentare di approvazione della legge delega di riforma della PA, la forza delle mobilitazioni impone al Senato della Repubblica di audire la rappresentanza diretta dei lavoratori di ACI Informatica ed acquisirne il parere in sede dei lavori parlamentari. Il testo approvato ad agosto 2015 delega il governo ad emanare un provvedimento, in materia di PRA e Motorizzazione, entro agosto 2016 (poi prorogato a febbraio 2017) sulla base di diverse opzioni possibili.

Durante il lungo iter parlamentare di elaborazione della delega, le lavoratrici ed i lavoratori di ACI Informatica organizzano diverse mobilitazioni presso le sedi istituzionali, realizzano incontri sia con i ministeri interessati (P.A. e MIT) che con le commissioni parlamentari, incalzano le direzioni ACI e ACI Informatica, elaborano documenti per spiegare le proprie ragioni sia agli interlocutori degli incontri che alla cittadinanza.

Il 28 febbraio, proprio allo scadere dei termini per l’esercizio della delega, il governo emana l’atteso decreto e l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori di ACI Informatica lo boccia con una mozione approvata all’unanimità perché pone gravissimi rischi occupazionali per i lavoratori (Aci, Aci Informatica e società del settore), perché rischia di mettere in discussione i servizi oggi offerti ai cittadini che non vedranno realizzato alcun risparmio ma anzi al contrario prevedibilmente vedranno realizzato un aggravio dei costi, peraltro senza alcun beneficio né diretto né indiretto per il bilancio dello stato.

Si decide quindi di incrementare le mobilitazioni e, sempre in connessione con questa difficile vertenza sulla legge delega, da una parte di avviare il rinnovo del contratto integrativo aziendale e dall’altra di rafforzare le iniziative di mobilitazione insieme a lavoratrici e lavoratori di altre aziende che subiscono, come noi, la morsa della crisi.

Proprio per affrontare questa nuova durissima fase le lavoratrici e i lavoratori decidono di riunirsi in assemblea permanente, durante la quale si formano diverse commissioni (ognuna con compiti legati alla mobilitazione) che vedono li coinvolgimento diretto di centinaia di uomini e donne militanti.

Tra le varie cose organizzate in questo periodo una giornata di festa popolare nel quartiere allargata alle famiglie, interventi in trasmissioni televisive e radiofoniche con una trasmissione interamente autogestita su Radio Onda Rossa (talmente partecipata da essere costretti a prolungarla ben oltre le due ore inizialmente previste) e una mobilitazione in occasione dell’apertura del Forum della P.A. per contestare direttamente il Ministro Madia presente.

Tra le cose ottenute durante l’assemblea permanente l’impegno (in diretta televisiva) del Ministro Madia a non voler chiudere ACI Informatica ed avviare un confronto con le lavoratici e i lavoratori di Aci Informatica, un comunicato congiunto dei Ministri Madia e Delrio dove ribadiscono di voler salvaguardare l’occupazione in Aci Informatica, una presa di posizione a favore delle lavoratrici e dei lavoratori di ACI Informatica del Consiglio Comunale di Roma (unitario) e dell’Assessora al Lavoro della Regione Lazio (per conto della Regione Lazio).

Inoltre il 30 maggio viene inoltre approvato dall’Assemblea l’accordo di rinnovo del contratto integrativo aziendale con contenuti molto avanzati: forti aumenti reali in busta paga; clausole di salvaguardia dai peggioramenti del CCNL; interventi finalizzati ad una sempre maggiore internalizzazione delle attività; diversi interventi sugli istituti “sociali” a vantaggio di lavoratrici e lavoratori.

Il 1 giugno, dopo 18 giorni vissuti intensamente, l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori di ACI Informatica decide di sospendere l’assemblea permanente per affrontare la nuova fase aperta con la mobilitazione al Forum P.A.

Si avvia così una nuova fase di confronti con i ministeri (MIT e PA) in relazione al decreto che viene pubblicato in gazzetta il 24 giugno ma che avrà numerose tappe intermedie prima della sua definitiva applicazione dal luglio 2018. Una fase tutt’ora in corso e che vede, ancora una volta, le lavoratrici e i lavoratori fortemente mobilitati.

Tra le varie iniziative in corso, la partecipazione al CLU.

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