NOTA INVIATA ALLA 8° COMMISSIONE LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI   DALLA RSU ACI INFORMATICA

NOTA INVIATA ALLA 8° COMMISSIONE LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI DALLA RSU ACI INFORMATICA

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Osservazioni allo schema di decreto AG392 per la Commissione Lavori Pubblici e Comunicazione del Senato della Repubblica da parte della Rappresentanza Sindacale Unitaria di Aci informatica

 

Lo schema di decreto AG392 in materia di pratiche automobilistiche così come è scritto determina i presupposti per la cancellazione dell’archivio PRA con conseguente perdita del posto di lavoro per oltre 500 persone solo in ACI Informatica con ricadute anche sull’indotto e sugli stessi dipendenti dell’ACI.

Noi crediamo che questo schema di decreto sia una occasione persa, infatti, come rileva lo stesso Consiglio di Stato (seppure nell’ambito di una disamina per nulla attinente alla realtà attuale dei fatti) non si realizzano risparmi per i cittadini né tanto meno vi è una riduzione dei costi per lo Stato.

Addirittura l’applicazione di quanto previsto nel decreto aumenta gli oneri a carico dei cittadini (visto che degrada il servizio pubblico) e aumenta i costi per lo Stato.

Siamo perplessi sui suggerimenti che abbiamo letto da parte di soggetti, anche istituzionali, che indicano l’accorpamento del PRA verso il MIT come mezzo per realizzare riduzioni di costi per lo Stato da riversare sui cittadini. In realtà così facendo oltre alle drammatiche conseguenze sociali che si produrrebbero per centinaia di famiglie, si avrebbe l’effetto concreto di appesantire il bilancio dello Stato di oltre 160milioni di costi del personale ACI (oggi autofinanziato e dunque fuori dal bilancio consolidato dello Stato) senza considerare i costi delle strutture e delle nuove procedure che sarebbero necessarie.

Al contrario se si volessero produrre effettive riduzioni dei costi per lo Stato l’unica strada percorribile sarebbe quella dell’affidamento all’ACI di servizi informatici e di ufficio oggi in capo alla Motorizzazione. Attività che l’ACI potrebbe realizzare gratuitamente attraverso le proprie strutture, in primis ACI Informatica, e liberando risorse finanziarie e umane dello stesso dipartimento della Motorizzazione Civile.

Ci domandiamo come mai non sia stata valutata questa opportunità a tutto vantaggio dell’erario?

Noi comunque siamo favorevoli all’idea di costituire un documento unico e quindi – tornando al merito del decreto – ci permettiamo di fornire delle indicazioni che, a nostro avviso, potrebbero migliorare il decreto stesso.

In primo luogo diciamo che è necessario garantire una sostenibilità e un equilibrio economico per quanto riguarda l’ente Aci altrimenti le ricadute sui dipendenti sarebbero immediate. Questo non è solo un richiamo a tutele occupazionali, pure per noi fondamentali, ma anche un invito a non sperperare un patrimonio pubblico di riconosciute professionalità e competenze.

In secondo luogo segnaliamo che il decreto prevede un trasferimento di funzioni e servizi dal PRA al MIT con conseguente perdita della consistenza e della titolarità dell’archivio PRA su molti attributi relativi alla proprietà e giuridico patrimoniali.

Questa surrettizia svalutazione del contenuto dell’archivio PRA si realizza in particolar modo attraverso:

  • il mancato riferimento alla situazione giuridico patrimoniale del veicolo al comma 4 dell’articolo 1;
  • la sottrazione delle competenze PRA su privilegi, ipoteche e fermi amministrativi (tutti atti aventi natura giuridico patrimoniale) che si realizza con l’articolo 1 comma 3 e l’articolo 2 comma 7.

Al riguardo segnaliamo che lo stesso MIT nell’incontro da noi avuto con il Ministero lo scorso 21 marzo 2017 ha dichiarato che tali funzioni e servizi vanno “restituiti” al PRA intervenendo sul testo del decreto.

In terzo luogo evidenziamo che lo schema di decreto stravolge l’attuale architettura dei sistemi informatici (realizzata con lo Sportello Telematico dell’Automobilista – STA) passando da archivi posti su un piano di pari dignità e in relazione orizzontale attraverso una cooperazione applicativa e interoperabilità ad una struttura “verticale” in cui il CED della Motorizzazione ed il suo archivio nazionale dei veicoli sono l’unico punto di accesso delle informazioni che poi vengono, eventualmente, trasferite al PRA per le parti di sua competenza.

I rischi occupazionali derivano dalla perdita di consistenza e valore dell’archivio PRA che si determina con il passaggio dall’interoperabilità a questo “confuso e farraginoso” sistema “verticale”, tanto che se questo processo – lascia perplessi proprio sulla sua realizzabilità e richiede forti investimenti – giungesse a compimento verrebbe da chiedersi se ha ancora un senso mantenere i due archivi e le relative strutture di lavoratrici e lavoratori.

Tra l’altro si segnala che questa strutturazione, determinata in particolare dall’articolo 2 commi 3, 4, 5, 7 e dall’articolo 3 comma 1 dello schema di decreto, è in contrasto anche con la stessa delega che prevedeva tre ipotesi alternative di realizzazione del documento unico – agenzia, accorpamento del PRA al MIT o unica modalità di archiviazione – mentre qui se ne realizza una quarta confusa e farraginosa. Questa soluzione ipotizzata dallo schema di decreto ha peraltro l’effetto sia di diminuire la fruibilità di accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione da parte degli utenti, sia di dover realizzare significativi investimenti pubblici sulle strutture informatiche del MIT e dell’ACI per riscrivere tutte le procedure di interrogazione e comunicazione fra i due archivi. Sul punto lo stesso servizio bilancio della Camera dei Deputati nella nota breve al provvedimento del 5 aprile 2017 rilevaPer quanto concerne, invece, l’introduzione delle nuove procedure previste dal provvedimento, appare opportuno acquisire elementi riguardo all’effettiva possibilità di realizzare gli adempimenti previsti in assenza di oneri, con particolare riferimento alla fase di avvio delle procedure”, altro che rispetto della delega, i costi per lo Stato aumentano.

In quarto luogo la modalità scelta risulta in contrasto con il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), che proprio la riforma Madia ha potenziato, e che indica chiaramente le modalità di collaborazione fra Amministrazioni Pubbliche al fine di migliorare i servizi ai cittadini. Infatti nel CAD, anche a seguito delle modifiche e integrazioni definite con il decreto legislativo 179/2016, si legge all’articolo 41 comma 1. “Le pubbliche amministrazioni gestiscono i procedimenti amministrativi utilizzando le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Per ciascun procedimento amministrativo di loro competenza, esse forniscono gli opportuni servizi di interoperabilita’ e cooperazione applicativa, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 12, comma 2.” E ancora al comma 2-bis “Il fascicolo informatico e’ realizzato garantendo la possibilita’ di essere direttamente consultato ed alimentato da tutte le amministrazioni coinvolte nel procedimento. Le regole per la costituzione, l’identificazione e l’utilizzo del fascicolo sono conformi ai principi di una corretta gestione documentale ed alla disciplina della formazione, gestione, conservazione e trasmissione del documento informatico, ivi comprese le regole concernenti il protocollo informatico ed il sistema pubblico di connettivita’, e comunque rispettano i criteri dell’interoperabilita’ e della cooperazione applicativa; regole tecniche specifiche possono essere dettate ai sensi dell’articolo 71((…)).

E nello stesso CAD all’articolo 1 punto dd) e punto ee) sono definiti esattamente sia l’interoperabilità “dd) interoperabilita’: caratteristica di un sistema informativo, le cui interfacce sono pubbliche e aperte, di interagire in maniera automatica con altri sistemi informativi per lo scambio di informazioni e l’erogazione di servizi;”, che la cooperazione applicativa “ee) cooperazione applicativa: la parte del Sistema Pubblico di Connettivita’ finalizzata all’interazione tra i  sistemi  informatici dei soggetti partecipanti, per garantire l’integrazione dei metadati, delle informazioni, dei processi e procedimenti amministrativi.»;”.

Tutto questo anche senza citare le ulteriori evidenti incongruenze fra il sistema che si vuole introdurre con lo schema di decreto AG392 e il CAD, ad esempio per quanto riguarda l’articolo 5 (Pagamento informatico) e altro. Ricordiamo, infatti, che mentre al PRA è possibile pagare con moneta elettronica e ogni altra forma di pagamento prevista dalla legge, agli uffici della Motorizzazione il cittadino è costretto a recarsi preventivamente all’ufficio postale e pagare il relativo bollettino senza alcuna alternativa possibile.

Quindi riteniamo sia necessario modificare il decreto – in particolare per quanto riguarda l’articolo 2 commi 3, 4, 5, 7 e l’articolo 3 comma 1 – anche per renderlo coerente con gli obiettivi di semplificazione e digitalizzazione perseguiti dal legislatore e che infatti all’articolo  63 comma 3 del CAD recita “3. Le pubbliche amministrazioni collaborano per integrare i procedimenti di rispettiva competenza al fine di agevolare gli adempimenti di cittadini ed imprese e rendere piu’ efficienti i procedimenti che interessano piu’ amministrazioni, attraverso idonei sistemi di cooperazione.” E soprattutto nell’articolo 12 Norme generali per l’uso delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni nell’azione amministrativa” comma 2 – come novellato dal d.lgs. 179/216 – che dice “2. Le pubbliche amministrazioni utilizzano, nei rapporti interni, in quelli con altre amministrazioni e con i privati, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, garantendo l’interoperabilita’ dei sistemi e l’integrazione dei processi di servizio fra le diverse amministrazioni nel rispetto delle regole tecniche di cui all’articolo 71.

Concludiamo segnalando che l’elenco dei servizi che oggi il PRA garantisce ai cittadini e che con lo schema di decreto proposto sono concretamente a rischio sarebbe lungo a cominciare dallo “sportello per le persone svantaggiate” che è un servizio attraverso il quale il cittadino in condizioni di disabilità può richiedere – senza alcun costo aggiuntivo – che l’ufficio PRA si rechi presso la sua dimora, previo appuntamento, a svolgere le formalità richieste anche qui pagando pure con moneta elettronica.

Questo schema di decreto, oltre a non realizzare quanto indicato nella delega, oltre a creare gravi problemi dal punto di vista occupazionale, appare persino in contrasto con le norme che il Parlamento e il legislatore ha in questi anni rafforzato in materia di dematerializzazione dei documenti e di informatizzazione della pubblica amministrazione, il famoso Digital First.

Chiediamo quindi a questa commissione, se non c’è la possibilità di respingere il decreto, di proporre profonde e necessarie modifiche proprio nel senso che dicevamo dell’interoperabilità, della cooperazione applicativa e della salvaguardia dei dati della pubblica amministrazione.

Per una migliore comprensione espositiva sintetizziamo qui i rilievi svolti nelle righe che precedono:

  • la delega non è rispettata perché NON ci sono risparmi per il cittadino ma MAGGIORI oneri, NON c’è una riduzione dei costi per lo Stato ma un AUMENTO della spesa necessario a rendere operativo il nuovo assetto;
  • la delega non è rispettata perché prevedeva tre ipotesi alternative di realizzazione del documento unico – agenzia, accorpamento del PRA al MIT o unica modalità di archiviazione – mentre qui se ne realizza una quarta confusa e farraginosa;
  • vi è una perdita di consistenza dell’archivio PRA con il trasferimento di funzioni e dati giuridico-patrimoniali dal PRA al MIT;
  • si definisce una architettura di comunicazione fra gli archivi che viola i contenuti del Codice dell’Amministrazione Digitale e contrasta i processi di semplificazione e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione;
  • si avvia un processo che porterà al licenziamento degli oltre 500 dipendenti di ACI Informatica con ricadute sull’indotto e sugli stessi dipendenti dell’Aci, tale processo è quanto segnalato nei precedenti punti 3 e 4.

Da quanto qui contenuto appare quindi evidente la necessità di modificare l’articolato dell’AG392.

In conclusione e richiamandoci a quella che era stata l’audizione che avevamo avuto all’inizio dell’iter della legge delega, quindi a settembre del 2014 presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato, in cui concludevamo il nostro intervento sottolineando la necessità che da questi provvedimenti legislativi venisse un miglioramento dei servizi per i cittadini e una salvaguardia delle condizioni e dei posti di lavoro per lavoratrici e lavoratori, quello che invece vediamo realizzarsi attraverso questo schema di decreto è un degrado del servizio pubblico e una perdita di posti di lavoro. Proprio mentre perfino le principali istituzioni economiche mondiali – FMI, WTO e Banca Mondiale – in un report comune scrivono che è necessario dare corso a politiche che favoriscano l’occupazione attenuando gli effetti negativi della globalizzazione, ci troviamo a parlare di un provvedimento che risente dei contrasti fra i vertici delle Amministrazioni e favorisce surrettiziamente processi di privatizzazione che producono LICENZIAMENTI.

Se così sarà è bene sapere che le lavoratrici e i lavoratori sapranno dare vita a forme di conflittualità anche radicali a tutela delle proprie condizioni di lavoro e di vita.

Ci rimettiamo al lavoro delle commissioni parlamentari e alla collaborazione degli organi di Governo fiduciosi che sapranno individuare le modifiche all’articolato necessarie a superare le problematicità segnalate a cominciare da quelle occupazionali.

 

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