Commissione Bilancio Senato<br />Seduta 1 del 4 aprile 2017

Commissione Bilancio Senato
Seduta 1 del 4 aprile 2017

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Il relatore DEL BARBA (PD) illustra lo schema di decreto in titolo, segnalando, per quanto di competenza, che esso, corredato di relazione tecnica positivamente verificata, è finalizzato a dare attuazione all’articolo 8, comma 1, lettera d), della legge n. 124 del 2015, recante “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, il quale mira a conseguire una riduzione dei costi connessi alla gestione dei dati sulla proprietà e sulla circolazione dei veicoli e, conseguentemente, significativi risparmi per l’utenza. Attualmente i dati relativi ai veicoli sono contenuti in due archivi gestiti separatamente da due soggetti – l’Automobile Club Italiano (ACI), attraverso il Pubblico registro automobilistico (PRA), e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT), attraverso gli uffici centrali e periferici della Motorizzazione civile (UMC). Nelle intenzioni della legge delega, i risparmi potrebbero essere conseguiti mediante l’unificazione dei due archivi finalizzata al rilascio di un documento unico contenente sia i dati sulla circolazione dei veicoli che quelli sulla proprietà. Tale unificazione potrebbe avvenire, sempre secondo la legge delega, attraverso il trasferimento al MIT delle funzioni svolte dagli uffici del PRA, ovvero attraverso l’istituzione di un’agenzia o altra struttura sottoposta alla vigilanza del MIT. Il tutto senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Lo schema di decreto propone, invece, di attuare la delega attribuendo al MIT la competenza del rilascio di un documento unico di circolazione e di proprietà, ferma restando la responsabilità in capo a ciascuna Amministrazione (MIT e ACI) dei dati in esso contenuti. La relazione tecnica sostiene che l’accentramento su un unico soggetto (il MIT) della gestione del procedimento di rilascio del documento unico costituisce uno strumento di semplificazione amministrativa e può realizzare risparmi per l’utenza attraverso l’introduzione di una tariffa unica che sarà determinata sulla base dei costi dei servizi e che comunque non potrà superare l’importo risultante dalla somma delle due tariffe attuali. L’importo dell’imposta di bollo unificato da applicare alla nuova formalità sarà inoltre tale da garantire l’invarianza degli effetti finanziari previsti a legislazione vigente, senza impatto negativo sul bilancio pubblico. Occorre innanzitutto rilevare che la soluzione adottata dallo schema di decreto non dà corso alle più incisive modalità attuative prospettate dalla legge delega. Si limita infatti a disporre una nuova modalità organizzativa, funzionale al rilascio del documento unico, fondata sulla cooperazione tra le due Amministrazioni interessate (MIT e ACI) e sul conseguente mantenimento dei due rispettivi archivi. La relazione tecnica, oltre a non recare una analisi della sostenibilità organizzativa ed economica della modalità di rilascio del documento unico, non provvede a quantificare gli eventuali risparmi derivanti dalla riduzione di costi organizzativi associata alla nuova procedura. Quanto alla nuova tariffa unica, inoltre, l’articolato garantirebbe l’assenza di maggiori oneri per l’utenza ma non assicurerebbe l’ottenimento di quei “significativi risparmi” posti come obiettivo della riorganizzazione, al pari della riduzione dei costi di gestione dei dati, che pertanto costituirebbero una mera eventualità. La relazione illustrativa motiva la scelta organizzativa compiuta, che appare non corrispondere a nessuna delle alternative prospettate dalla delega, con la necessità di evitare la perdita della principale fonte di finanziamento per l’ACI, con possibile disequilibrio finanziario o comunque necessità di una profonda riorganizzazione delle proprie società. Si rammenta che nel 2013, 2014 e 2015 la gestione del PRA ha assicurato circa il 70 per cento dei ricavi totali dell’ACI. A tal proposito, appare utile segnalare che rispetto agli altri Club europei assimilabili (Gran Bretagna, Germania, Olanda e Spagna), l’ACI è l’unico a svolgere un ruolo pubblico in aggiunta a quello dell’associazionismo automobilistico. I Club degli altri paesi si sostengono esclusivamente con le risorse provenienti dalle sole attività connesse all’associazionismo. Segnala, altresì, che sulla coesistenza e la gestione separata di due banche dati dei veicoli è recentemente intervenuta l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Oltre a sottolineare l’inefficienza del sistema vigente, basato sulla coesistenza di due archivi separati, l’Autorità ha evidenziato l’esistenza di conflitti di interesse in capo all’ACI, il quale, contestualmente alla gestione del PRA svolge anche servizi in concorrenza che richiedono l’accesso al PRA stesso o l’utilizzo delle informazioni ivi contenute, definendone anche aspetti rilevanti delle condizioni di accesso e utilizzo da parte di operatori concorrenti. L’Autorità rileva inoltre che la commistione, in seno all’ACI e ai club federati provinciali, tra le attività di gestione del PRA, le attività istituzionali nel settore dell’automobilismo e una serie di attività commerciali soggette a concorrenza e non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, non appare ammissibile nel contesto dei principi introdotti con il decreto legislativo n. 175 del 2016 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica). Da ultimo fa presente che i lavori sulla Revisione della spesa hanno stimato che dal passaggio alla Motorizzazione civile delle responsabilità per l’aggiornamento del PRA, e quindi dall’unificazione degli archivi, si possono ricavare risparmi pari a circa 60-80 milioni di euro all’anno, anche al netto dei costi di gestione relativi all’attribuzione di nuove funzioni alla Motorizzazione civile medesima. Per ulteriori profili finanziari e approfondimenti, rinvia alla Nota di lettura n. 167 del Servizio del Bilancio.

Il vice ministro MORANDO evidenzia che i principali problemi sollevati dal relatore sono riconducibili a un vizio della legge delega da lui già segnalato in molte precedenti occasioni. La cosiddetta “legge Madia”, infatti, contiene una serie di deleghe per la riforma della pubblica amministrazione da cui si ritiene possano derivare dei risparmi che, tuttavia, non sono stati quantificati al momento della delega stessa. Il decreto legislativo delegato, pertanto, non è eccepibile in merito ai risparmi non conseguiti e quindi in base all’articolo 81 della Costituzione. Condivide tuttavia il senso generale della relazione, ritenendo la soluzione adottata dallo schema di decreto deludente rispetto alle opzioni prospettate dalla legge delega. Si riferisce in particolare al mantenimento in vita di due strutture che svolgono sostanzialmente attività sovrapponibili. Condivide altresì l’osservazione riguardante i profili di tutela della concorrenza nel mercato i quali, pur non riconducibili alla garanzia Costituzionale contenuta nell’articolo 81,  possono tuttavia essere ricompresi nella competenza più ampia in merito alla programmazione economica della Commissione bilancio. In particolare, reputa opportuno eccepire che lo svolgimento di un’attività in condizioni di monopolio attribuisca all’ACI una posizione dominante nel mercato nello svolgimento comunque delle altre attività di tipo associazionistico. Si riserva di fornire ulteriori approfondimenti.

La senatrice COMAROLI (LN-Aut) suggerisce di evidenziare nel parere quanto osservato dal relatore in merito alla mancata attuazione, da parte dello schema di decreto, delle opzioni prospettate dalla legge delega, in quanto ciò si riflette direttamente sulla reale possibilità di conseguire risparmi di gestione rilevanti e quindi significative riduzioni delle tariffe per gli utenti.

Il vice ministro MORANDO, pur riconoscendo che il meccanismo di attuazione sembra essere in contrasto con le intenzioni della legge delega, ritiene di non soffermarsi su questo punto in quanto attiene più specificamente al merito.

Il presidente TONINI osserva che, in assenza di uno strumento cogente contenuto nella legge delega, lo spirito di conservazione delle strutture burocratiche tende a prevalere.

Il vice ministro MORANDO riferisce che tale soluzione è stata adottata sulla spinta delle pressioni per la conservazione dei posti di lavoro del personale dell’ACI impegnato nella gestione del pubblico registro automobilistico. Si sarebbe potuto superare tale resistenza prevedendo un adeguato regime di transizione che consentisse di ridurre il personale impiegato nel corso degli anni.

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