SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO AD ALDO MILANI E A TUTTI I LAVORATORI DEL SI.COBAS

SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO AD ALDO MILANI E A TUTTI I LAVORATORI DEL SI.COBAS

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SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO AD ALDO MILANI E A TUTTI I LAVORATORI DEL SI.COBAS

 

Nell’assemblea di oggi 2 febbraio delle lavoratrici e i lavoratori di ACI Informatica è stata denunciata la montatura padronal-poliziesca ordita a danno del coordinatore nazionale del Si.Cobas Aldo Milani.

Esprimiamo, pertanto, la nostra solidarietà e sostegno al coordinatore nazionale del Si.Cobas Aldo Milani e a tutte le lavoratrici ed i lavoratori in lotta dei magazzini della logistica e delle fabbriche di trasformazione alimentare.

L’arresto di Aldo la sera dello scorso 26 gennaio e la sua scarcerazione – ma con l’applicazione di dispositivi volti a limitare la sua agibilità personale e politica – avvenuta sabato 28 gennaio al termine degli interrogatori di garanzia e in cui è emersa la totale inconsistenza della montatura ordita da padroni e forze dell’ordine nel maldestro tentativo di colpire e bloccare le lotte di migliaia di lavoratrici e lavoratori in tutto il territorio nazionale; evidenziano una volta di più la totale consonanza di padroni, forze dello Stato e sistema mediatico nel perseguire la finalità di impoverimento e ipersfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori.

Per questo ci associamo al comunicato di seguito riportato degli operai e delle operaie del Si.Cobas e ribadiamo la nostra determinazione a sostenere i processi di unità, autorganizzazione e lotta che si attivano nei luoghi di lavoro e nei territori.

Lavoratrici e lavoratori autorganizzati ACI Informatica

 

NOI SAPPIAMO CHI È ALDO MILANI! NOI SAPPIAMO CHI È IL S.I. COBAS!

 

Noi siamo quei facchini che hanno subito lo sfruttamento nei magazzini, quelli a cui i diritti sono stati negati, quelli a cui i padroni toglievano la dignità perché era troppo costosa, siamo quelli che nelle buste paga avevano la voce “trasferta Italia“ anche se non si muovevano mai, siamo quelli che versavano le “quote sociali alle cooperative che ci sfruttavano”, siamo quelli che ad ogni cambio appalto rischiavano il posto di lavoro e perdevano scatti, anzianità e tfr, siamo quelli a cui i caporali urlavano per fare eseguire gli ordini, siamo quelli che venivano offesi, siamo quelli che dovevano lavorare 14 ore a testa bassa. siamo quelli che venivano avvertiti con sms la sera prima. Siamo quelli che poi una mattina scoprivano che il giorno dopo non servivano più.

Siamo quelli che se “lo dice il mercato” a fine mese non hanno nemmeno i soldi per pagare l’affitto. Siamo quelli che erano lavoratori di serie b. Siamo quelli che prima non avevano nessun diritto, perché erano bestie da sfruttare, erano stranieri che “tanto non capivano niente”, erano italiani a cui veniva detto che era colpa degli stranieri.

E tante tante volte abbiamo provato a lamentarci, a denunciare…ma nessuno ci ha mai ascoltati.

Dov’erano i signori dei sindacati confederali, dov’erano tutti gli altri sindacatini quando le nostre buste paga erano false, quando chiedevamo i nostri diritti e il padrone ci diceva o questo o te ne vai??

Dov’era la legge? Dov’erano le questure, le procure, le prefetture, la dtl, le asl, dov’erano tutti coloro che dovevano sorvegliare e garantire che i nostri diritti fossero rispettati????? Poi un giorno qualcuno ha iniziato ad ascoltarci…e ci ha detto, organizziamoci insieme e riprendiamoci i nostri diritti. E siamo diventati si.cobas e abbiamo alzato la testa .

Abbiamo imparato ad organizzarci, a scioperare e capire cosa significhi appartenere ad una classe. Ad ascoltarci e’ stato tutto il Si.Cobas ed e ‘stato il signor Aldo Milani. Aldo e’ venuto nei magazzini, e’ stato con noi agli scioperi e alle trattative, facendoci sentire per la prima volta persone che hanno diritti, dignità e che devono essere rispettati.

Per molti di noi ora le cose sono cambiate, migliorate, ma soprattutto abbiamo smesso di avere paura e abbiamo imparato ad ottenere ciò che ci spetta. Altri ci criticano, si allontano, ma poi corrono senza dignità a mangiare dal nostro piatto. sono tristi e miseri e a noi non servono.

La gente come noi fa paura ai padroni, fa paura alle mafie, fa paura agli interessi di chi ha bisogno di schiavi, fa paura ai governi e alle questure, fa paura ai grossi sindacati che preferiscono avere poltrone sicure e cene pagate.

Tutti noi che siamo Si.Cobas sappiamo cosa significhi lottare per la vera giustizia sociale !!!

Sappiamo che dei nostri scioperi hanno paura. Ci ricordiamo tutte le volte che hanno provato a colpirci. E ora vogliono fermarci, fermando Aldo!!! Lo hanno messo in carcere, perché stava facendo quello che fa sempre, far valere i nostri diritti!!!

Perché’ hanno arrestato Aldo?

A Modena, il Si.Cobas ha iniziato a lottare con altri lavoratori quelli che lavorano nel settore delle carni.

E questo non lo vogliono i padroni, non lo vuole il governo, non lo vogliono le forze dell’ordine.

Perché?
Perché non vogliono che ci ingrandiamo e diventiamo più forti. Non vogliono che mettiamo il naso nella loro ricchezza.

E allora ci attaccano.

Aldo e’ stato arrestato per estorsione. Il giorno dopo la procura ha dato alla stampa un video dicendo che due sindacalisti hanno preso i soldi dai padroni. in quel video hanno nascosto le facce. Lo hanno fatto apposta perché sapevano che ad aver preso i soldi non era Aldo, ma un uomo che non é un Si.Cobas bensì un uomo che faceva il consulente per il padrone e doveva mediare in quella trattativa tra noi e loro.

Vogliono gettare fango su Aldo, sul Si.Cobas, sui nostri scioperi, sulle nostre ragioni. Vogliono fermarci.

Ma noi abbiamo capito da subito cosa stava succedendo e abbiamo iniziato a scioperare in tutta Italia e in centinaia siamo rimasti davanti a quell’infame carcere di Modena fino al momento in cui abbiamo potuto riabbracciare il nostro Aldo !!

Aldo non é ancora libero. Vogliono che stia a Milano lontano da noi. Vogliono che non facciamo più i nostri scioperi, vogliono distruggere il Si.Cobas e noi dobbiamo fargli capire che non faremo un passo indietro e che Aldo deve tornare tra noi.
Gli operai e le operaie del Si.Cobas

 

 

 

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