• Il 15 marzo, con oltre un anno di anticipo, si dimette la Commissione Europea preseduta da Jacques Santer.
La commissione finisce nell’occhio del ciclone per favoritismo e distrazione di fondi per gli aiuti umanitari di emergenza.
La Corte Europea di Giustizia riconoscerà il membro Edith Cresson colpevole di favoritismo per aver assunto un amico che, nonostante il contratto giudicato troppo lungo, non era qualificato tant’è che non produrrà alcun risultato.
Inoltre sarà accertata la distrazione di 7 miliardi destinati agli aiuti umanitari.

    .1999. La Commissione Europea si Dimette

    Il 15 marzo, con oltre un anno di anticipo, si dimette la Commissione Europea preseduta da Jacques Santer. La commissione finisce nell’occhio del ciclone per favoritismo e distrazione di fondi per gli aiuti umanitari di emergenza. La Corte Europea di Giustizia riconoscerà il membro Edith Cresson colpevole di favoritismo per aver assunto un amico che, nonostante il contratto giudicato troppo lungo, non era qualificato tant’è che non produrrà alcun risultato. Inoltre sarà accertata la distrazione di 7 miliardi destinati agli aiuti umanitari.

  • La mattina del 24 marzo un autoarticolato Volvo FH12 carico di farina e margarina entra nel tunnel dal lato francese, diretto in Italia. Il camion prende fuoco poco dopo, l’autista non riesce né a guidarlo fuori dal tunnel né a parcheggiarlo in una piazzola di sosta, bloccando la fuga di altre autovetture.
L'incendio, alimentato dalle materie combustibili presenti nel veicolo, è amplificato dall'effetto forno causato dal tunnel e in breve tempo raggiunge enormi proporzioni: i pompieri impiegheranno 53 ore per domarlo; 39 persone muoiono carbonizzate; la struttura risulterà danneggiata.
Il tunnel resterà chiuso per tre anni e purtroppo solo dopo questo drammatico evento verranno potenziate le misure di sicurezza.

    .1999. Fiamme nel Traforo

    La mattina del 24 marzo un autoarticolato Volvo FH12 carico di farina e margarina entra nel tunnel dal lato francese, diretto in Italia. Il camion prende fuoco poco dopo, l’autista non riesce né a guidarlo fuori dal tunnel né a parcheggiarlo in una piazzola di sosta, bloccando la fuga di altre autovetture. L'incendio, alimentato dalle materie combustibili presenti nel veicolo, è amplificato dall'effetto forno causato dal tunnel e in breve tempo raggiunge enormi proporzioni: i pompieri impiegheranno 53 ore per domarlo; 39 persone muoiono carbonizzate; la struttura risulterà danneggiata. Il tunnel resterà chiuso per tre anni e purtroppo solo dopo questo drammatico evento verranno potenziate le misure di sicurezza.

  • Il 20 aprile due studenti della Columbine High School di Denver (Colorado), Eric Harris e Dylan Klebold, si introducono nella scuola armati e aprono il fuoco su numerosi compagni di scuola e insegnanti. Al termine della sparatoria rimangono uccisi 12 studenti e un insegnante, 24 risultano feriti, mentre i due autori della strage muoiono suicidi.
Diverse le polemiche seguite alla strage. Harris su un proprio sito web ha sostanzialmente preannunciato la strage, ma quando l'investigatore Michael Guerra scrive una testimonianza giurata per ottenere un mandato di perquisizione della casa del giovane studente, i funzionari della contea ignorano la richiesta. Diverse testimonianze indicano altri uomini armati mai indagati dalle forze dell’ordine. La polizia, nonostante circondasse l’edificio, ha aspettato 4 ore dopo gli ultimi spari prima di entrare.
Ma soprattutto riaffiorano le polemiche sulla legislazione statunitense che permette la vendita, la reperibilità e la detenzione delle armi da fuoco, nonché sull’allegra prescrizione di farmaci anti-depressivi agli adolescenti, visto che Harris ne assumeva uno con effetti collaterali come aggressività, mancanza del rimorso, depersonalizzazione e sindromi maniacali.

    .1999. Massacro Comlumbine High School

    Il 20 aprile due studenti della Columbine High School di Denver (Colorado), Eric Harris e Dylan Klebold, si introducono nella scuola armati e aprono il fuoco su numerosi compagni di scuola e insegnanti. Al termine della sparatoria rimangono uccisi 12 studenti e un insegnante, 24 risultano feriti, mentre i due autori della strage muoiono suicidi. Diverse le polemiche seguite alla strage. Harris su un proprio sito web ha sostanzialmente preannunciato la strage, ma quando l'investigatore Michael Guerra scrive una testimonianza giurata per ottenere un mandato di perquisizione della casa del giovane studente, i funzionari della contea ignorano la richiesta. Diverse testimonianze indicano altri uomini armati mai indagati dalle forze dell’ordine. La polizia, nonostante circondasse l’edificio, ha aspettato 4 ore dopo gli ultimi spari prima di entrare. Ma soprattutto riaffiorano le polemiche sulla legislazione statunitense che permette la vendita, la reperibilità e la detenzione delle armi da fuoco, nonché sull’allegra prescrizione di farmaci anti-depressivi agli adolescenti, visto che Harris ne assumeva uno con effetti collaterali come aggressività, mancanza del rimorso, depersonalizzazione e sindromi maniacali.

  • Il 1 giugno parte Napster, il primo sistema di peer-to-peer di massa per la condivisione dei file. Tramite il programma gli utenti cominciano a condividere soprattutto file musicali, e il programma attira le ire delle major che lo denunciano per violazione di copyright.
Il processo a Napster sorprese molti, sia perché il programma si limitava a mettere in contatto gli utenti che scambiavano i file, sia perché il file sharing era considerata la caratteristica principe di Internet e tutti pronosticavano che pure avessero chiuso Napster gli utenti avrebbero utilizzato altri mezzi.
Il giudice condannerà Napster a chiudere l'attività e a pagare un indennizzo 26 milioni di dollari come risarcimento per i danni del passato e 10 milioni di dollari per royalties future. 
E’ stata la fine per Napster ma non per il peer-to-peer che, come pronosticato, prosegui con altri strumenti  come eMule e BitTorrent.

    .1999. Apre Napster

    Il 1 giugno parte Napster, il primo sistema di peer-to-peer di massa per la condivisione dei file. Tramite il programma gli utenti cominciano a condividere soprattutto file musicali, e il programma attira le ire delle major che lo denunciano per violazione di copyright. Il processo a Napster sorprese molti, sia perché il programma si limitava a mettere in contatto gli utenti che scambiavano i file, sia perché il file sharing era considerata la caratteristica principe di Internet e tutti pronosticavano che pure avessero chiuso Napster gli utenti avrebbero utilizzato altri mezzi. Il giudice condannerà Napster a chiudere l'attività e a pagare un indennizzo 26 milioni di dollari come risarcimento per i danni del passato e 10 milioni di dollari per royalties future. E’ stata la fine per Napster ma non per il peer-to-peer che, come pronosticato, prosegui con altri strumenti come eMule e BitTorrent.

  • La guerra in Kosovo è l’ultimo atto della distruzione della Jugoslavia, iniziato con il tentativo di imporre una svolta neoliberista tramite FMI e Banca Mondiale e proseguito con il finanziamento occidentale dei nazionalisti. Figlie di questa politica tutte le guerre Jugoslave ma in Kosovo si manifesta compiutamente il disegno.
Le Tv occidentali montano il caso, accusando la Serbia di genocidi mentre gli USA supportano l’UCK per alimentare una guerra civile. Il caso viene creato con il Trattato di Rambouillet che, come poi spiegato da Kissinger, era solo una provocazione per iniziare la guerra della Nato.
La Nato conduce bombardamenti aerei fino in Serbia, compresa la televisione per impedire la diffusione di notizie contrastanti. Per 78 giorni la Nato produce almeno 600 raid aerei al giorno. Muoiono almeno 250.000 serbi e albanesi. Il 10 giugno la Serbia si arrende.
Anche l’'Italia, in violazione della Costituzione, partecipa vergognosamente alla guerra. 
Gli USA si sono sempre opposti ad un tribunale internazionale per indagare sui soldati e comandanti americani.
Il Kosovo è oggi un luogo senza legge: traffici di droga e esseri umani, corruzione, mercato nero e contrabbando. Il paese è militarmente occupato dalla Nato.

    .1999. Finisce (?) la Guerra in Kosovo

    La guerra in Kosovo è l’ultimo atto della distruzione della Jugoslavia, iniziato con il tentativo di imporre una svolta neoliberista tramite FMI e Banca Mondiale e proseguito con il finanziamento occidentale dei nazionalisti. Figlie di questa politica tutte le guerre Jugoslave ma in Kosovo si manifesta compiutamente il disegno. Le Tv occidentali montano il caso, accusando la Serbia di genocidi mentre gli USA supportano l’UCK per alimentare una guerra civile. Il caso viene creato con il Trattato di Rambouillet che, come poi spiegato da Kissinger, era solo una provocazione per iniziare la guerra della Nato. La Nato conduce bombardamenti aerei fino in Serbia, compresa la televisione per impedire la diffusione di notizie contrastanti. Per 78 giorni la Nato produce almeno 600 raid aerei al giorno. Muoiono almeno 250.000 serbi e albanesi. Il 10 giugno la Serbia si arrende. Anche l’'Italia, in violazione della Costituzione, partecipa vergognosamente alla guerra. Gli USA si sono sempre opposti ad un tribunale internazionale per indagare sui soldati e comandanti americani. Il Kosovo è oggi un luogo senza legge: traffici di droga e esseri umani, corruzione, mercato nero e contrabbando. Il paese è militarmente occupato dalla Nato.

  • E’ il numero di matricola da carcerata di Silvia Baraldini, italiana attivista negli Stati Uniti con il  Black Panther Party.
Negli USA viene arrestata con l’accusa di attività politica, aver partecipato a un evasione di una prigioniera politica e aver preparato due rapine mai portate a termine.
Ma soprattutto, nonostante l’FBI le propone una forte somma di denaro, Silvia si rifiuta di fare i nomi dei compagni di attività politica.
Silvia viene condannata a 43 anni, 20 dei quali per applicazione della legge Rico usata per i mafiosi che pagavano di persona le accuse contestate al gruppo di appartenenza, e sottoposta al durissimo regime carcerario di Lexington poi chiuso per violazione dei diritti umani.
In tutto il mondo si sviluppa una forte mobilitazione per la sua scarcerazione e il 24 agosto 1999 Silvia viene rimpatriata per scontare in Italia il resto della sua pena.
Dal 2001 otterrà gli arresti domiciliari per un grave malattia e infine scarcerata nel 2006, due anni prima di quando sarebbe stata scarcerata negli USA.
Dopo il suo rimpatrio, ha scelto il silenzio e non ha più rilasciato interviste ai media.

    .1999. 0516490872

    E’ il numero di matricola da carcerata di Silvia Baraldini, italiana attivista negli Stati Uniti con il Black Panther Party. Negli USA viene arrestata con l’accusa di attività politica, aver partecipato a un evasione di una prigioniera politica e aver preparato due rapine mai portate a termine. Ma soprattutto, nonostante l’FBI le propone una forte somma di denaro, Silvia si rifiuta di fare i nomi dei compagni di attività politica. Silvia viene condannata a 43 anni, 20 dei quali per applicazione della legge Rico usata per i mafiosi che pagavano di persona le accuse contestate al gruppo di appartenenza, e sottoposta al durissimo regime carcerario di Lexington poi chiuso per violazione dei diritti umani. In tutto il mondo si sviluppa una forte mobilitazione per la sua scarcerazione e il 24 agosto 1999 Silvia viene rimpatriata per scontare in Italia il resto della sua pena. Dal 2001 otterrà gli arresti domiciliari per un grave malattia e infine scarcerata nel 2006, due anni prima di quando sarebbe stata scarcerata negli USA. Dopo il suo rimpatrio, ha scelto il silenzio e non ha più rilasciato interviste ai media.

  • Il 30 novembre si riunisce a Seattle, USA, la conferenza dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. Contestualmente una grande mobilitazione internazionale viene organizzata per protesta.
Il numero dei dimostranti, anche secondo le stime più basse, è di oltre 40.000, superando qualsiasi dimostrazione precedente avvenuta negli USA per un vertice mondiale.
I manifestanti assumono il controllo delle intersezioni e dei punti strategici, impedendo ai delegati di ottenere un passaggio dai loro alberghi al Convention Center. Verso mezzogiorno la protesta dilaga con l’assalto a negozi di multinazionali e banche. Nel frattempo il controllo delle strade dei manifestanti riesce a spezzare in due blocchi le forze di polizia.
Oltre 600 persone vengono arrestate. In particolare la sera del 30 novembre la polizia insegue i manifestanti in fuga usando gas lacrimogeni, spray al pepe, e forza fisica, dopo aver vietato l'uso o la vendita di maschere anti-gas.
Le polemiche internazionali sulla gestione della protesta porteranno alle dimissioni del capo della polizia di Seattle e il 30 gennaio 2007 una giuria federale sentenzierà che la polizia ha violato il Quarto Emendamento sui diritti costituzionali dei manifestanti, con l'arresto senza causa probabile o prove concrete.

    .1999. Nasce il Movimento No Global

    Il 30 novembre si riunisce a Seattle, USA, la conferenza dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. Contestualmente una grande mobilitazione internazionale viene organizzata per protesta. Il numero dei dimostranti, anche secondo le stime più basse, è di oltre 40.000, superando qualsiasi dimostrazione precedente avvenuta negli USA per un vertice mondiale. I manifestanti assumono il controllo delle intersezioni e dei punti strategici, impedendo ai delegati di ottenere un passaggio dai loro alberghi al Convention Center. Verso mezzogiorno la protesta dilaga con l’assalto a negozi di multinazionali e banche. Nel frattempo il controllo delle strade dei manifestanti riesce a spezzare in due blocchi le forze di polizia. Oltre 600 persone vengono arrestate. In particolare la sera del 30 novembre la polizia insegue i manifestanti in fuga usando gas lacrimogeni, spray al pepe, e forza fisica, dopo aver vietato l'uso o la vendita di maschere anti-gas. Le polemiche internazionali sulla gestione della protesta porteranno alle dimissioni del capo della polizia di Seattle e il 30 gennaio 2007 una giuria federale sentenzierà che la polizia ha violato il Quarto Emendamento sui diritti costituzionali dei manifestanti, con l'arresto senza causa probabile o prove concrete.

Correva l’anno 1999

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