LAMA CACCIATO DALL’UNIVERSITA’: LA VITTORIA DEI GIUSTI

LAMA CACCIATO DALL’UNIVERSITA’: LA VITTORIA DEI GIUSTI

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E’ impossibile capire questo evento senza capire quello che succedeva negli anni ’70 non solo all’Università, ma in tutto il sistema capitalista.

Dopo la crisi del sistema negli anni 30, “risolta” con la seconda guerra mondiale (la più grande distruzione di uomini, merci, infrastrutture e capitali che la storia umana ricordi) in tutto il mondo si sviluppa una volontà di cambiamento e uguaglianza.

Anche in Italia, già dai primi anni ’60, si sviluppa un forte movimento operaio, studentesco e femminista, sui luoghi di lavoro, nell’accesso ai servizi sociali (sanità, scuola, università, pensioni), nelle relazioni di genere.

La sinistra storica (compresi PCI e CGIL) si rivela incapace di interpretare questo fenomeno e cerca di ricondurre questi movimenti al percorso elettorale per il governo del paese. Ma nel 1973, in Cile, il golpe che destituisce il legittimo governo di Salvador Allende fa capire a tutti che la volontà del sistema capitalistico è quella di impedire l’affermazione elettorale di soggetti rivoluzionari.

Il PCI produce allora la teoria del compromesso storico (cioè il governo unitario con la DC) rinunciando a qualsiasi ipotesi di trasformazione dello stato di cose presenti. Per raggiungere il potere Berlinguer lancia la “politica dei sacrifici”, ponendo il sistema capitalistico davanti a tutto: ristrutturazione del sistema capitalistico attraverso lo smantellamento delle conquiste dei lavoratori, delle donne, dei giovani; chi si oppone a questo va schiacciato; si avvia l’“alleanza dei produttori” (cioè sindacati e padronato in fabbrica, PCI-DC e forze della repressione nella società).

Ma c’è un ma: in Italia il movimento è forte, sono anni di grande lotte e conquiste sindacali e sociali. E’ un movimento enorme di proletari che, contrari al sistema capitalista, sono disposti a grandi conflitti per cambiare lo stato di cose. E qui veniamo alla nuda cronaca.

Nell’autunno 1976 il ministro Malfatti presenta una legge di riforma dell’Università che scatena una serie di occupazioni e manifestazioni in tutta Italia. Nelle scuole si sviluppa un fortissimo movimento di protesta, a Roma si arriva ad occupare l’intera città Universitaria.

Il PCI vuole dimostrare di saper governare questa protesta e ci prova con una manifestazione il 10 febbraio “contro la violenza e per chiudere i covi dell’eversione”, la manifestazione vede sfilare meno di 15mila persone. Il movimento però ne indice un’altra il giorno prima e a quella sfilano almeno 30mila persone, una grandissima manifestazione piena di vitalità che invade Roma e finisce in una grande festa a Piazza Navona.

Il PCI sconfitto sul campo tenta allora una nuova mossa: indice un comizio dentro la città Universitaria occupata. Si pensa a Ingrao e Occhetto che però rifiutano (chissà perché….) quindi si propone a Lama, segretario della CGIL, che accetta.

Il PCI le prova tutte per far riuscire il comizio: Lama parla da un camion con 10.000 watt di amplificazione (per tacere eventuali contestazioni), con un servizio d’ordine è attrezzato e numeroso.

Intorno al camion si raduna mano a mano il movimento. Spunta un pupazzo di carta pesta raffigurante Lama. Per l’occasione si sfoggiano slogan ironici (“I Lama stanno nel Tibet” “nessun L’AMA” “più lavoro meno salario” “più baracche meno case” “è ora è ora miseria a chi lavora” “ti prego Lama non andar via vogliamo ancora tanta polizia”). Il servizio d’ordine non gradisce (“via via la golardia”) e attacca il gruppo intorno al pupazzo con un estintore: per Lama è la fine. Il movimento, tutta la città universitaria, attacca il comizio, costringe il servizio d’ordine a ritirarsi in tutta fretta, Lama viene portato in salvo ma esce sconvolto e in lacrime, il camion viene preso e distrutto.

Il movimento umilia il PCI e insieme a questo invia un preciso segnale contro la politica dei sacrifici voluta dal capitale.

La storia successiva è emblematica di come il potere si relaziona alle legittime aspirazioni della popolazione, e segnerà per lunghi anni le dinamiche tra le classe sociali più deboli e il potere.

Il governo Andreotti (appoggiato da PCI e PSI) attraverso il Ministro dell’Interno Kossiga avvia una repressione che non ha pari in un paese democratico: tortura, più prigionieri politici del ventennio fascista, assassini di stato extralegali e nelle piazze, chiusura di sedi politiche e radio di movimento.

Il PCI viene sconfessato dai suoi stessi elettori che nelle elezioni del 1979 lo abbandonano ad un meritata sconfitta elettorale.

Sono passati 40 anni e, come se la storia non insegnasse nulla, le forze cosiddette di sinistra, i nipotini dei vari Berlinguer, Lama, Napolitano, sono ancora li a parlarci di sacrifici. Ma questa è un’altra storia.

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